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Testo e Foto di Nando Calabrese
In assenza di
fonti documentarie essa è stilisticamente attribuibile all' architetto
Domenico Antonio Vaccaro, peraltro molto attivo in zona, aderendo in ciò
alla proposta di Roberto Pane. Del primo proprietario della villa, tale
Don Andrea Alfano non vi sono notizie certe. Durante il decennio
francese, nel 1809 la formazione di un catasto provvisorio ci fa
conoscere in Giovanbattista Cirelli il proprietario della villa e del
fondo rustico ad essa annesso. Successivamente la villa passa a Luigi
Gaetani dell' Aquila d'Aragona che, morto nel 1856, lascia questa
proprietà ai figli. Nel 1884 il cespite viene venduto a Carlo Brancia
principe d'Apricerna. Alla morte di questi i suoi beni passano alla
moglie ed ai suoi figli. Nel 1911 la vedova del principe d'Apricerna che
nel 1903 era entrata nel pieno possesso del bene, vende villa e terreno
circostante a Paolo Signorini, il titolare di quella che diventerà la
più importante industria agroalimentare del mezzogiorno. Fu proprio
Paolo Signorini, nel trasformare l'edificio in propria abitazione a
determinare le maggiori modifiche che noi oggi vediamo, tutte, comunque,
di modesto rilievo, con l'eccezione di due rampe di scale in
calcestruzzo armato che collegano la terrazza del piano nobile con il
giardino, segnando fortemente la facciata postica.
La villa ha una tipologia a corte e un
impianto planimetrico pressochè quadrato. I documenti cartografici
consentono di rilevare ad origine una vistosa asimmetria nel lato a
valle dell'edificio. L'ingresso principale è costituito da un elegante
portale bugnato in piperno da cui si dipartono mensoloni a voluta della
stessa pietra che reggono il balcone soprastante. Modanature in stucco
di gusto rococò caratterizzano i balconi del piano nobile e le finestre
del piano terra. Dal portone sulla strada, attraverso l'androne, il
cortile, un secondo androne sulla facciata postica consente alla
prospettiva di spaziare oltre l'edificio sul verde, sulla fontana della
Leda col cigno, fulcro della composizione del giardino, per arrestarsi
sul padiglione posto in aderenza al confine posteriore, entrambi in
asse.
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